Ascoltare l’imprenditore prima ancora di individuare la soluzione tecnica. È questo uno dei principi emersi dall’intervista di Daniele Pescara al Sole 24 Ore, condotta dal giornalista Andrea Gianotti. Nel corso del confronto, il fondatore di Daniele Pescara Consultancy ha raccontato l’origine dello studio e il metodo sviluppato per assistere aziende alle prese con debiti tributari, irregolarità fiscali e necessità di protezione patrimoniale. Un modello nato da un’esperienza familiare e successivamente sviluppato tra Dubai, Lugano e Italia, con un obiettivo preciso: entrare nell’impresa, comprenderne le criticità e costruire una soluzione su misura, accompagnando poi l’imprenditore nella crescita.
Daniele Pescara al Sole 24 Ore: dalle origini dello studio alla crisi d’impresa
Durante l’intervista con Andrea Gianotti, giornalista del Centro Studi del Sole24Ore, Pescara parte da un episodio personale.
Il padre, imprenditore, aveva vissuto in passato l’esperienza di un fallimento legato anche alla presenza di debiti tributari.
Una vicenda che, nel suo racconto, ha contribuito a indirizzare lo sviluppo professionale dell’omonima Daniele Pescara Consultancy verso le difficoltà concrete che possono interessare anche aziende operative e con prospettive di crescita.
Da questa esperienza nasce una sezione dello studio dedicata alla gestione di situazioni nelle quali debiti tributari e irregolarità contributive e fiscali possono compromettere l’operatività aziendale, con particolare attenzione alle problematiche connesse a DURC e DURF.
Il punto sottolineato da Pescara è che una situazione di crisi non coincide necessariamente con l’assenza di mercato.
Un’impresa può avere clienti, fatturato, commesse e prospettive commerciali e trovarsi comunque in difficoltà a causa della propria posizione fiscale.
È proprio in questi casi che, secondo il metodo illustrato nell’intervista, diventa necessario comprendere prima di tutto come si sia arrivati alla situazione di blocco.
Debiti tributari: il metodo parte dall’ascolto dell’imprenditore
Il tema dell’ascolto dell’imprenditore attraversa buona parte dell’intervento.
Dietro un debito fiscale, spiega Pescara, non esistono soltanto numeri e documenti: ci sono persone che possono avere difficoltà a parlare della situazione con i propri professionisti, collaboratori e persino con la famiglia.
Per questo Daniele Pescara Consultancy parte dall’ingresso diretto in azienda e dall’analisi della crisi d’impresa.
Nel corso dell’intervista, Pescara individua anche il profilo delle realtà sulle quali si concentra questo servizio: aziende con almeno 10 milioni di euro di fatturato e almeno 2 milioni di euro di debito fiscale.
L’obiettivo iniziale è ricostruire le cause della situazione e comprendere quali elementi stiano limitando l’operatività.
Il problema, infatti, può riflettersi sui rapporti bancari, sull’incasso di determinate fatture e più in generale sulla capacità dell’impresa di proseguire normalmente la propria attività.
DURC e DURF: risolvere il problema senza dimenticare la prevenzione
Uno dei concetti più interessanti emersi dal confronto con il Sole 24 Ore riguarda la distinzione tra intervento immediato e prevenzione.
Secondo Pescara, sbloccare una situazione legata a DURC o DURF non è sufficiente se, dopo pochi mesi, l’azienda rischia di trovarsi nuovamente nella stessa condizione.
Il metodo descritto prevede, quindi, due fasi complementari:
- la prima riguarda la gestione della criticità esistente;
- la seconda punta a comprenderne le cause e ad accompagnare l’imprenditore affinché il problema non si ripresenti.
È in questa seconda fase che il rapporto di consulenza assume una prospettiva più ampia.
Superata la situazione contingente, il lavoro può proseguire sulla crescita dell’impresa e sulla protezione del patrimonio dell’imprenditore.
L’intervento, quindi, non viene presentato come una prestazione isolata, ma come un percorso nel quale fiscalità, continuità aziendale e tutela patrimoniale vengono progressivamente messe in relazione.
Daniele Pescara Consultancy: da Dubai al mercato italiano
L’intervista consente anche di ricostruire un tratto particolare della storia di Daniele Pescara Consultancy.
Lo sviluppo dello studio, infatti, non è iniziato in Italia.
Pescara racconta che le prime realtà di consulenza sono state aperte all’estero, a Dubai e Lugano.
Successivamente è avvenuto quello che definisce, di fatto, un percorso inverso rispetto a quello compiuto da molti imprenditori: dall’estero verso l’Italia.
I clienti italiani che in precedenza avevano scelto lo studio per supportare il proprio sviluppo internazionale hanno iniziato a richiedere assistenza anche per problematiche presenti sul territorio nazionale.
Da qui l’introduzione in Italia di quello che Pescara definisce un “approccio anglosassone”: entrare nell’azienda, identificare il problema, stabilire se sia possibile risolverlo e lavorare attraverso tempistiche definite e KPI.
Una metodologia maturata nelle esperienze di Dubai e Lugano e successivamente applicata alle esigenze delle imprese italiane.
Imprese italiane: meno clienti e un rapporto più profondo
Guardando al futuro, il ragionamento di Pescara si concentra sulle pressioni alle quali sono sottoposte le imprese: crisi geopolitiche, conseguenze delle precedenti crisi pandemiche e possibili tensioni energetiche contribuiscono, nella sua lettura, ad aumentare la competitività del mercato.
In questo scenario, la scelta del consulente diventa ancora più importante.
Pescara insiste però su un elemento che va oltre le qualifiche professionali: il rapporto umano. Avvocati, fiscalisti e commercialisti rimangono figure fondamentali, ma l’imprenditore ha bisogno anche di interlocutori capaci di comprendere le ragioni personali e aziendali che stanno dietro una situazione di difficoltà.
La prospettiva indicata nell’intervista è, quindi, quella di seguire meno aziende, ma con maggiore profondità, costruendo relazioni di lungo periodo.
Prima aiutare l’impresa a uscire dalla criticità fiscale, poi accompagnarla nel percorso di crescita del fatturato e nella protezione patrimoniale.
È una visione nella quale il consulente non interviene soltanto quando emerge il problema, ma resta accanto all’imprenditore anche nella fase successiva.
FenImprese Dubai: accompagnare le imprese verso gli Emirati
L’esperienza maturata da Daniele Pescara a Dubai si inserisce anche nel rapporto con FenImprese Dubai, realtà che punta a creare un collegamento tra il sistema imprenditoriale italiano e quello degli Emirati Arabi Uniti.
Per un’azienda che ha superato una fase di difficoltà e torna a guardare alla crescita, l’internazionalizzazione può, infatti, rappresentare uno dei possibili passaggi successivi.
FenImprese Dubai opera in questa prospettiva come punto di riferimento per imprenditori e PMI interessati a comprendere il mercato emiratino, sviluppare relazioni e valutare opportunità di business.
Non soltanto, quindi, costituzione di società a Dubai, ma conoscenza del territorio, networking e avvicinamento a un ecosistema economico differente da quello italiano.
Il filo conduttore con quanto raccontato da Pescara nell’intervista al Sole 24 Ore è il metodo: prima comprendere l’impresa e le sue necessità, poi individuare gli strumenti.
Perché anche quando l’obiettivo diventa investire a Dubai o internazionalizzare un’azienda, la destinazione dovrebbe essere la conseguenza di una strategia e non il suo punto di partenza.



