L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come la nuova frontiera del progresso: assistenti virtuali sempre più potenti, automazioni intelligenti, promesse di produttività senza precedenti. Ma dietro la narrazione entusiastica si muove una realtà molto più complessa, fatta di consumi energetici colossali, infrastrutture sotto pressione, impatti ambientali non trascurabili e valutazioni finanziarie che rischiano di gonfiare una nuova bolla speculativa. È necessario guardare oltre il fascino della tecnologia per mettere a fuoco le sue molteplici sfide: dalla sostenibilità dei data center alle tensioni sulle reti elettriche, dalle ricadute sui mercati azionari agli equilibri geopolitici legati all’energia, fino alle opportunità per imprenditori e investitori, inclusi quelli italiani, in aree strategiche come la regione MENA e gli Emirati Arabi Uniti.
Corsa all’IA: entusiasmo e rischi sistemici
Economia e mercati azionari sono preda di una nuova frenesia, la corsa all’Intelligenza Artificiale (IA).
La sua rapida espansione presenta una duplice realtà: da un lato è uno strumento potente che potrebbe accelerare la transizione verso l’energia pulita e fornire enormi risultati innovativi in molteplici settori, ma la sua immensa e crescente domanda energetica pone sfide significative per la sostenibilità, le reti elettriche e la stabilità finanziaria.
Data center, consumi energetici ed emissioni
Anche volendoci limitare ad analizzare la questione in termini di sostenibilità e costi energetici, i data centers dell’IA hanno consumato 415 TWh nel 2024; solo per dare un’idea dell’entità di tale consumo, nel 2023 l’intera UE ha prodotto 2572 TWh.
Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, si prevede che i data centers raddoppieranno il loro consumo energetico entro il 2030, arrivando quasi alla metà dell’intera produzione energetica dell’UE.
Per quanto riguarda le emissioni di carbonio: il settore dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti potrebbe emettere dai 24 ai 44 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno entro il 2030.
Non va meglio per il consumo idrico: i data centers potrebbero consumare tra i 731 e 1.125 milioni di metri cubi d’acqua all’anno per il loro raffreddamento entro il 2030.
Geopolitica dell’energia e scelte strategiche
Naturalmente un posizionamento intelligente dei data centers in regioni con abbondante energia pulita e basso stress idrico può ridurre l’impatto ambientale fino al 73% per le emissioni di carbonio e all’86% per le risorse idriche.
Forse adesso è più chiaro quali potrebbero essere i motivi delle mire di Donald Trump verso la Groenlandia, e, più recentemente, verso il Paese che detiene le maggiori riserve conosciute di petrolio al mondo, ovvero il Venezuela.
Inoltre, se da una parte l’Amministrazione Trump ha fatto marcia indietro sulla transizione verde avviata dalla precedente Amministrazione Biden, le esigenze dell’IA potrebbero indurre gli USA a riconsiderare in parte tale o completamente decisione, poiché questo nuovo, sensazionale, strumento tecnologico rischia di diventare energicamente insostenibile senza un vasto, parallelo, ampliamento dell’offerta di energie rinnovabili e nucleari di ultima generazione per soddisfare una domanda che è comunque destinata a crescere esponenzialmente.
Il miglioramento dell’efficienza operativa dei data centers e le tecnologie di raffreddamento avanzate per il migliore utilizzo dei servers ovvieranno solo in parte l’impatto dell’IA che si profila come il servizio più energivoro di tutti i tempi.
Reti elettriche sotto stress e ruolo dell’IA
Un altro problema è rappresentato dalla capacità delle reti elettriche di sostenere i sovraccarichi che si determineranno per l’esponenziale accresciuta domanda, tenendo presente che i cluster dei data centers possono arrivare a consumare oltre un quarto dell’elettricità di uno stato, mettendo a durissima prova tutte le infrastrutture locali.
Alcune reti, come quelle statunitensi, risalgono agli anni 50’ del secolo scorso e richiedono interventi di aggiornamento e manutenzione enormi.
Senza tralasciare che questa situazione, si stima, potrebbe aumentare a cascata l’aumento delle bollette elettriche domestiche di oltre il 25%, con tutti i problemi di malcontento sociale che ne potrebbero derivare.
Naturalmente, la stessa IA apporterà un forte contributo nell’ottimizzazione della rete, nel prevedere i picchi di domanda e ottimizzare la domanda e l’offerta, bilanciando i carichi e le operazioni di rete in tempo reale eseguendo al contempo la manutenzione predittiva, tutte attività che implicano calcoli mostruosi che solo l’IA è in grado di compiere.
Bolla finanziaria, produttività e investimenti
Si profila anche un rischio di bolla finanziaria.
Le principali banche centrali avvertono che le valutazioni del mercato azionario, in particolare per le aziende tecnologiche basate sull’intelligenza artificiale, appaiono, a dir poco, inflazionate fino all’inverosimile.
In sintesi, qualcuno sta speculando alla grande.
Emergerebbero anche significativi divari di produttività.
Ad esempio, un numero di aziende ha finora registrato un ritorno pari a zero sui propri investimenti in intelligenza artificiale generativa, non riuscendo a tradurre l’utilizzo in profitto.
Si prevede, comunque, che il mercato dei data center raggiungerà 1,1 trilioni di dollari entro il 2029, il che indica ingenti investimenti a lungo termine.
Strategie per un futuro sostenibile e nuove opportunità
Alla luce di tutto questo, delle strategie serie per un futuro sostenibile dell’intelligenza artificiale appaiono indifferibili.
Al riguardo, un equilibrio in cui la crescita dell’intelligenza artificiale supporti, anziché ostacolare, gli obiettivi globali di sostenibilità e stabilità richiederà un’azione coordinata.
Laddove i Governi non sono arrivati a trovare un’intesa sul contrasto al cambiamento climatico, potranno riuscire i privati che controllano interamente l’IA e stanno facendo una lobby fortissima affinché questa non venga regolamentata in modo eccessivo sulla base di considerazioni etiche?
Questa è l’altra grande sfida che si paventa, tenendo anche conto che, sovente, la concorrenza tra aziende private può essere ancora più agguerrita di quella tra gli Stati.
Le strategie chiave identificate da ricercatori e leader del settore includono:
– la pianificazione condivisa delle infrastrutture: ovvero allineare gli investimenti relativi all’intelligenza artificiale con le iniziative di espansione e resilienza delle reti elettriche nazionali e regionali per garantire il rafforzamento dell’intero sistema elettrico;
– quadri politici per quanto possibile integrati e coerenti per conciliare efficacemente e sinergicamente le previsioni di carico dell’IA nei piani di transizione energetica nazionali e regionali per evitare proattivamente pericolosi colli di bottiglia nella distribuzione elettrica;
– provare a gestire la forte competizione che si paventa per le risorse energetiche a supporto della domanda di IA per evitare il rischio di nuove, pericolose, competizioni geopolitiche e geoeconomiche.
MENA, rinnovabili e nuova centralità energetica
Gli investimenti nelle energie rinnovabili saranno, quindi, cruciali.
La regione MENA potrebbe tornare ad essere cruciale, ad esempio per l’energia solare, grazie alla sua elevata esposizione e alla presenza di vaste porzioni di territori disabitati che potrebbero ospitare immensi parchi solari e fotovoltaici.
In altre parole, se per quasi un secolo la regione è stata strategica per ciò che si trovava al di sotto dei suoi territori, potrebbe mantenere e persino aumentare il suo valore strategico per ciò che potrebbe essere realizzato in superficie.
Questa è una delle principali indicazioni di ordine generale cui gli imprenditori, anche quelli italiani, che operano nell’area dovrebbero tenere ben presente.
Il vero business: tecnologie per domare l’impatto dell’IA
L’IA rivoluzionerà certamente le nostre vite e il modo di fare business, ma questo esponenziale salto tecnologico, per gli enormi costi connessi, resterà a lungo appannaggio dei grandi giganti del web che lo stanno monopolizzando.
Per tutti gli altri, invece, il vero business consisterà nel concentrarsi con investimenti su quelle tecnologie, e i relativi prodotti che ne deriveranno, che attenueranno, concilieranno ed accompagneranno il devastante impatto energetico dell’IA: nuove tecnologie e sistemi per l’utilizzo e il riutilizzo sempre più efficiente delle sempre più scarse risorse idriche, dell’energia solare, fotovoltaica ed eolica, e, soprattutto, delle batterie per l’accumulo super efficiente e prolungato nel tempo di vasti quantitativi di energia che diventerebbero cruciali per bilanciare e gestire i sovraccarichi sulle reti elettriche, come pure la ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali conduttori che consentiranno alle reti di gestire sempre meglio ed in modo più efficiente la vorace richiesta di energia che l’IA sta imponendo e richiedendo all’umanità.
Sono settori in cui la Cina ha una leadership incontrastata ma vi sono settori in cui il talento e l’ingegno italiani non sfigurano.
Gli Emirati Arabi Uniti sono uno dei principali hub in cui questo insieme di potenzialità potrebbe essere messo a sistema in modo sinergico e assai remunerativo.
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